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È un peccato che 14 anni fa non esistessero gli smartphone. Non ho ricordi tangibili del 10 aprile del 2004; conservo solo le mie memorie, sbiadite dal tempo e dall'inconsapevolezza, mentre lo vivevo, di quanto questo giorno sarebbe stato importante.

Ignoravo che, in futuro, l'avrei addirittura festeggiato! *

Se 14 anni fa fossero esistiti gli smartphone, probabilmente ancora oggi troverei il salvataggio, in un qualche device, di uno sciocco selfie scattato insieme al ragazzo con cui quel giorno uscii per il nostro primo appuntamento.

O forse no, forse non avremmo scattato alcuna foto. In fondo, quello fu un appuntamento disastroso, al quale entrambi ci presentammo solo perché annoiati e soli... Come potevamo sapere che, tanti anni più tardi, saremmo stati ancora insieme, con alle spalle due matrimoni, che avremmo vissuto due cani, un criceto e un piccolo Roberto (una tribù, in pratica)?!

Finalmente, dopo aver superato l'ennesima influenza di quest'anno (effetti collaterali del primo anno di asilo!), posso raccontarvi la nostra vacanza di Pasqua, sperando di darvi qualche idea per una fuga primaverile!
 
Diciamo la verità, la mia idea iniziale era quella di approfittare del lungo week end pasquale per fare una bella gita in una qualche capitale europea... Ma ho ben presto capito che, con un treenne al seguito (con il mio treenne al seguito...) sarebbe stato alquanto difficile.
(Già immaginavo scene apocalittiche con Robertino che devasta piazza San Pietro o scaglia giocattoli sulla Gioconda... No, no, grazie, rimandiamo a più avanti!).
 
Girovagando su internet alla ricerca di qualche spunto, ho scoperto l'esistenza delle SPA per bambini!
Sì, parecchi alberghi offrono la possibilità anche ai bimbi (di qualsiasi età) di entrare nella loro SPA con i genitori, in determinati orari oppure in apposite aree per famiglie!
Naturalmente i bimbi non possono fare sauna o bagno turco, ma si divertono molto nelle piscine riscaldate, negli idromassaggi, grotte del sale, stanze per la cromoterapia...
 
L'idea mi è piaciuta molto! Da quando c'è Robertino non ho più potuto approfittare della mia amata SPA e, anche se adagiarsi in un idromassaggio immersa nel silenzio e con un calice di vino non è proprio la stessa cosa che entrarci con un treenne urlante e schiamazzante al seguito... Beh, almeno è un compromesso!
La vita è fatta di compromessi, no?
 

Tempo fa vi ho parlato di come immagino la conversazione con mio figlio, quando un giorno mi chiederà com'è nato e io gli dovrò spiegare tutte le peripezie che abbiamo fatto per raggiungerlo... 

Oggi ospito un articolo sullo stesso tema scritto per il mio blog da Laura Marchesani (che ringrazio), CEO di Prepara

Come spiegare al proprio bimbo come è stato concepito?
La domanda prima o poi arriva, e le mamme, oggi giorno cercano di prepararsi per tempo a fornire la risposta adeguata. La questione però, già di per sé non semplicissima, si complica ulteriormente quando si tratta di un concepimento avvenuto in un laboratorio, e oltre ai protagonisti di sempre, il semino e l’ovetto, bisogna introdurre altri personaggi, come il medico o il biologo!

Ogni coppia infertile ha il “suo giorno”.
No, non mi riferisco alla data del primo appuntamento, o del primo bacio...

Parlo del giorno in cui ha ricevuto la diagnosi di infertilità; una diagnosi che equivale ad una sentenza, che condanna un uomo ed una donna ad un amore infruttuoso, ad un ventre vuoto; una sentenza che rende il futuro nebuloso e pauroso, che porta via la speranza.
 
Immagino che ogni coppia infertile rammenti perfettamente quel giorno.
Come potrebbe essere altrimenti?
La “sentenza” rappresenta una linea di confine tra i sogni e la paura, tra l'oggi e il domani, tra la vita e la morte dei sogni.
Io ricordo perfettamente ogni dettaglio di quel giorno.
Era il tredici gennaio del duemiladodici.
E sì, proprio oggi ricorre il sesto anniversario della nostra “sentenza”.
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