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Oggi, 17 maggio, è la Giornata Mondiale contro l'Omofobia, e in occasione di questa importante ricorrenza voglio raccontarvi la storia di Lizzeth e della sua “famiglia arcobaleno”.

Qualche mese fa un post su Facebook di questa mamma è diventato virale, ed è stato addirittura ripreso da diverse testate giornalistiche.

Quello che è accaduto e che ha portato Lizzeth alla ribalta non dovrebbe avere nulla di così eclatante; eppure, pare che in Italia manchi ancora la completa comprensione e accettazione di tutti i differenti modelli di famiglia.

Lizzeth aveva semplicemente pubblicato una foto del diario di scuola del figlio, Miguel, 7 anni.

È da circa due anni e mezzo, ovvero dalla nascita del mio Roberto, che sto lavorando ad un romanzo autobiografico che parla della mia travagliata ricerca di un figlio.
Dato che non devo inventare niente, ma soltanto mettere in ordine e buttare giù i miei ricordi, direi che sto impiegando un po' troppo tempo per potarlo a termine...
Mi ripeto sempre che ho poco tempo, che tanto i ricordi sono indelebili e prima o poi lo finirò, ma sono solo scuse.
La verità è un'altra; sono consapevole, in fondo al cuore, di aver paura di pubblicare questo libro, di darlo in pasto al mondo, di mettermi a nudo davanti ad esso.
Negli ultimi anni diverse donne che, come me, hanno affrontato una diagnosi di infertilità, hanno deciso di condividere la loro battaglia, il loro dolore, tramite la scrittura.
Hanno dato voce alle loro più intime paure, sperando in questo modo non solo di liberarsi di un peso, ma anche di far aprire al mondo gli occhi davanti ad un problema che troppo spesso viene ignorato, minimizzato, deriso.
Il coraggio e la determinazione di queste donne mi ha dato il coraggio di rimettermi al lavoro per riuscire a terminare il mio libro.
Se non abbiamo paura di bucarci la pancia ogni sera fino a ridurla ad una forma di Emmenthal, di affrontare per anni ogni genere di analisi, operazioni, esami, per coronare il sogno di una famiglia... Beh, di certo non abbiamo paura di alzare la nostra voce!
Oggi condivido con voi un piccolo passaggio del mio libro, tratto da una pagina di diario che ho scritto ormai cinque anni fa. Tante cose sono cambiate da allora, la mia battaglia è terminata e ne sono uscita vincitrice, ma i ricordi di quegli anni sono veramente indelebili in me. Buona lettura.

Cos'è la famiglia?

Da piccola me lo chiedevo spesso.

Ero una bambina silenziosa, e chiusa nel mio silenzio mi piaceva riflettere e osservare il mondo attorno a me. Già ad otto, nove anni, cominciai a notare che le famiglie delle mie amiche erano molto diverse dalla mia.

Nella mia casa risuonavano urla, intervallate da lunghi e tristi silenzi. I miei genitori litigavano noncuranti dell'effetto che il rancore che si respirava tra le nostre quattro mura aveva sulla loro unica figlia.

Non ho mai avuto adulti di riferimento, e per questo sono dovuta crescere molto in fretta. Non avevo fratelli o sorelle con cui condividere il mio smarrimento, che potessero curare la mia solitudine.

Non mi è mai stato nascosto, dai miei stessi genitori, di essere venuta al mondo per errore, e di essere la causa di un matrimonio sbagliato, di aver rovinato loro la vita.

Cara futura mamma,

Ti ho vista, oggi, mentre parlavi con la tua amica. Mentre ti accarezzavi il pancione, hai sorriso dolcemente e hai detto, con voce determinata: “Ma no, davvero... Guarda che non cambierà proprio niente!

Cara futura mamma, ho sorriso anch'io, mentre inavvertitamente ti ascoltavo.

Ho sorriso con dolcezza, perché mi hai ricordato me stessa, una me ormai passata, dimenticata, trasformata, una me che appartiene al passato.

Ho sorriso anche con un pizzico di ironia, lo devo ammettere, perché so che quella promessa che ogni giorno fai a te stessa, quel “non cambierà niente”, beh, quella promessa non la potrai mantenere. È impossibile.

Il cambiamento è inevitabile, inarrestabile, e... Necessario! 

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