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"Il bambino, quando vuol fare qualcosa proprio da solo, ci si mette d'impegno, ed è tutto animato."

(M. Montessori, “Il bambino in famiglia”)

Non sarò una mamma perfetta, ma a volte sono proprio fiera di come sto crescendo mio figlio.
Per lui ora è solo un gioco, naturalmente, ma si diverte molto ad imitarmi... Mentre faccio le pulizie!

Io non faccio distinzioni tra giochi "per maschi" e "per femmine", purtroppo ancora oggi molti genitori considerano scopa e paletta monopolio delle donne... (Infatti vedo non pochi uomini over 40 che non sanno pulire, ma neppure accendere la lavatrice, o cucinare un uovo!)

Penso e spero di stare crescendo un ometto intelligente, sensibile e, in futuro, indipendente e capace di cavarsela in ogni situazione.

Cinque anni fa, proprio in questi giorni, stavo piangendo per il fallimento del mio primo tentativo di PMA.

Cinque anni fa, in questo preciso istante, i miei bambini mi stavano abbandonando, senza che io potessi fare nulla per trattenerli.

Sembrano così lontani, ora, quei momenti... Adesso che il mio bambino è qui con me, e in ogni angolo in cui mi giro vedo giocattoli e peluche! Non mi sembra neppure vero di aver vissuto tanti anni senza di lui, alla ricerca di lui...

Eppure, quando mi fermo a pensarci, i ricordi tornano vividi e mi sembra di avvertire il dolore e la paura di quei giorni.

La mia prima, e unica gravidanza ottenuta fino a quel momento, durò esattamente settantadue ore.

Ami correre.

Più di ogni altra cosa al mondo.

E sei pure brava. Hai grandi potenzialità. Chissà, potresti diventare una grande maratoneta, un giorno.

Hai intenzione di allenarti a fondo per riuscirci, perché questo è il sogno della tua vita.

Un giorno sei coinvolta in un incidente, senza averne alcuna colpa. Entrambe le gambe ti vengono amputate.

In un istante, la tua intera esistenza viene stravolta. I tuoi piani, annullati dal destino.

Sono molti gli argomenti tabù riguardanti la gravidanza e la maternità, argomenti sui quali non riceviamo informazioni sufficienti (spesso non sappiamo neppure della loro esistenza!); capita che neppure i professionisti siano preparati.

Durante la gravidanza, leggendo di qua e di là siti dedicati alla maternità, venni a conoscenza del baby blues. Non avevo idea di che cosa fosse, il nome mi suonava addirittura simpatico, ma questa condizione non la è affatto.

E non è neppure atipica, dato che colpisce circa il 50% delle donne che partoriscono!

Com'è possibile che nessuno ne parli? Che nessuno me ne abbia parlato durante la gravidanza? Né la ginecologa, né in ospedale, né al corso preparto... Neppure le amiche già mamme mi avevano parlato di questo. Forse non ne erano state colpite, o forse, semplicemente, con il passare del tempo avevano rimosso i ricordi di questo periodo difficile.

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