“Mamma, come nascono i bambini?”

Resto immobile. Mi giro verso mio figlio, i suoi grandi occhi color nocciola, curiosi e innocenti, mi guardano. Sento le guance infuocarsi. Perché sono in imbarazzo? Sapevo che prima o poi questa domanda sarebbe arrivata!

Mi schiarisco la voce. Ho letto tanti libri che dovrebbero aiutare i genitori a spiegare ai figli il concepimento e la nascita di un bimbo. Dovrebbero.

In questo momento non ricordo un bel niente di quello che dovrei aver imparato. Così mi invento su due piedi una spiegazione decente e che, spero, possa appagare la curiosità di mio figlio.

Ami correre.

Più di ogni altra cosa al mondo.

E sei pure brava. Hai grandi potenzialità. Chissà, potresti diventare una grande maratoneta, un giorno.

Hai intenzione di allenarti a fondo per riuscirci, perché questo è il sogno della tua vita.

Un giorno sei coinvolta in un incidente, senza averne alcuna colpa. Entrambe le gambe ti vengono amputate.

In un istante, la tua intera esistenza viene stravolta. I tuoi piani, annullati dal destino.

È da circa due anni e mezzo, ovvero dalla nascita del mio Roberto, che sto lavorando ad un romanzo autobiografico che parla della mia travagliata ricerca di un figlio.
Dato che non devo inventare niente, ma soltanto mettere in ordine e buttare giù i miei ricordi, direi che sto impiegando un po' troppo tempo per potarlo a termine...
Mi ripeto sempre che ho poco tempo, che tanto i ricordi sono indelebili e prima o poi lo finirò, ma sono solo scuse.
La verità è un'altra; sono consapevole, in fondo al cuore, di aver paura di pubblicare questo libro, di darlo in pasto al mondo, di mettermi a nudo davanti ad esso.
Negli ultimi anni diverse donne che, come me, hanno affrontato una diagnosi di infertilità, hanno deciso di condividere la loro battaglia, il loro dolore, tramite la scrittura.
Hanno dato voce alle loro più intime paure, sperando in questo modo non solo di liberarsi di un peso, ma anche di far aprire al mondo gli occhi davanti ad un problema che troppo spesso viene ignorato, minimizzato, deriso.
Il coraggio e la determinazione di queste donne mi ha dato il coraggio di rimettermi al lavoro per riuscire a terminare il mio libro.
Se non abbiamo paura di bucarci la pancia ogni sera fino a ridurla ad una forma di Emmenthal, di affrontare per anni ogni genere di analisi, operazioni, esami, per coronare il sogno di una famiglia... Beh, di certo non abbiamo paura di alzare la nostra voce!
Oggi condivido con voi un piccolo passaggio del mio libro, tratto da una pagina di diario che ho scritto ormai cinque anni fa. Tante cose sono cambiate da allora, la mia battaglia è terminata e ne sono uscita vincitrice, ma i ricordi di quegli anni sono veramente indelebili in me. Buona lettura.

È appena trascorsa la Pasqua, la più importante festa cristiana, la celebrazione della morte e della rinascita.

Anch'io sono morta e rinata. E oggi voglio parlarvi di questo.

Vi è mai successo di soffrire per l'assenza di qualcuno che non c'è mai stato...

Che non è mai esistito, se non nella vostra mente, nei vostri sogni?

 

Non conoscete questa sensazione, vi sembra addirittura assurda...?

Siete persone fortunate, allora.

Io ho dovuto convivere con questa sensazione per lungo tempo.

La persona di cui sentivo immensamente la mancanza era mio figlio.

Un figlio che non avevo mai conosciuto, se non nei miei sogni, ma che da sempre immaginavo e speravo di poter presto stringere a me.

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