Ogni coppia infertile ha il “suo giorno”.
No, non mi riferisco alla data del primo appuntamento, o del primo bacio...

Parlo del giorno in cui ha ricevuto la diagnosi di infertilità; una diagnosi che equivale ad una sentenza, che condanna un uomo ed una donna ad un amore infruttuoso, ad un ventre vuoto; una sentenza che rende il futuro nebuloso e pauroso, che porta via la speranza.
 
Immagino che ogni coppia infertile rammenti perfettamente quel giorno.
Come potrebbe essere altrimenti?
La “sentenza” rappresenta una linea di confine tra i sogni e la paura, tra l'oggi e il domani, tra la vita e la morte dei sogni.
Io ricordo perfettamente ogni dettaglio di quel giorno.
Era il tredici gennaio del duemiladodici.
E sì, proprio oggi ricorre il sesto anniversario della nostra “sentenza”.

Ami correre.

Più di ogni altra cosa al mondo.

E sei pure brava. Hai grandi potenzialità. Chissà, potresti diventare una grande maratoneta, un giorno.

Hai intenzione di allenarti a fondo per riuscirci, perché questo è il sogno della tua vita.

Un giorno sei coinvolta in un incidente, senza averne alcuna colpa. Entrambe le gambe ti vengono amputate.

In un istante, la tua intera esistenza viene stravolta. I tuoi piani, annullati dal destino.

È appena trascorsa la Pasqua, la più importante festa cristiana, la celebrazione della morte e della rinascita.

Anch'io sono morta e rinata. E oggi voglio parlarvi di questo.

Vi è mai successo di soffrire per l'assenza di qualcuno che non c'è mai stato...

Che non è mai esistito, se non nella vostra mente, nei vostri sogni?

 

Non conoscete questa sensazione, vi sembra addirittura assurda...?

Siete persone fortunate, allora.

Io ho dovuto convivere con questa sensazione per lungo tempo.

La persona di cui sentivo immensamente la mancanza era mio figlio.

Un figlio che non avevo mai conosciuto, se non nei miei sogni, ma che da sempre immaginavo e speravo di poter presto stringere a me.

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