“Mamma, come nascono i bambini?”

Resto immobile. Mi giro verso mio figlio, i suoi grandi occhi color nocciola, curiosi e innocenti, mi guardano. Sento le guance infuocarsi. Perché sono in imbarazzo? Sapevo che prima o poi questa domanda sarebbe arrivata!

Mi schiarisco la voce. Ho letto tanti libri che dovrebbero aiutare i genitori a spiegare ai figli il concepimento e la nascita di un bimbo. Dovrebbero.

In questo momento non ricordo un bel niente di quello che dovrei aver imparato. Così mi invento su due piedi una spiegazione decente e che, spero, possa appagare la curiosità di mio figlio.


Con tono neutrale parlo di  una mamma e di un papà che si vogliono tanto bene, del semino del papà che si unisce all'ovetto che la mamma custodisce nella sua pancia, e che così si trasforma in un piccolissimo bambino... Questo bambino cresce per mesi e mesi, nutrendosi di ciò che si nutre la sua mamma, finché un giorno non è pronto per uscire e venire al mondo.

“Un semino si trasforma in bimbo? Allora i bambini sono come dei fiori?” chiede Roberto.
“Esatto, amore. Dei bellissimi fiori che nascono da semini d'amore.”
Mi viene da ridere. Mi sento un po' sciocca a spiegare il concepimento in questi termini.
Mio figlio non è ancora del tutto convinto.
“Ma come ci finisce il semino del papà lì dentro?” mi interrompe, indicando la mia pancia con un'espressione corrucciata.
“Mmh... Beh, succede mentre mamma e papà si abbracciano e si danno tanti bacini. È come una magia. Una magia d'amore.”
Robertino sembra essere soddisfatto dalla mia risposta, ed io sono sollevata. Speriamo di poter cambiare discorso!
Prendo un bicchiere d'acqua. Ho la gola secca.
Mio figlio è pensieroso.
“Quindi, anche io ero un semino e sono finito nella tua pancia grazie ai bacini di papà?”
Sto per annuire, ansiosa di terminare questa conversazione.
Poi guardo mio figlio negli occhi.

Non gli posso mentire.

E capisco che è arrivato il giorno che ho sempre atteso, fin dal momento in cui ho effettuato la prima iniezione per la fecondazione assistita.
“Tesoro, siediti.”
Roberto si siede subito. Strano, di solito non è così ubbidiente.
Gli prendo la mano e gliela stringo.
“Allora? Mi rispondi?” mi incalza.

Roberto è un impaziente e curioso chiacchierone. Lo adoro per questo. Ha iniziato a parlare più tardi degli altri bambini, e ricordo con ansia il periodo in cui ogni settimana dovevo portarlo dalla logopedista. Non vedevo l'ora che iniziasse a parlare, anche se le altre mamme mi dicevano che ero fortunata perché non dovevo sorbirmi le mille domande di un bambino...

Io, invece, adoro sentire la sua vocina infantile. La ascolterei per ore ed ore.

“No, amore. In realtà non è così che sei finito nella mia pancia.”
“Ma hai detto che tutti i bambini nascono in questo modo,” dice, confuso.
“Tu, però, non sei tutti i bambini. Sei Roberto. Sei speciale.”
“E, allora... Come sono nato? Non sono stato nella tua pancia?”
La sua espressione si è fatta delusa. Non voglio che mio figlio sia deluso! Sto per raccontargli una bellissima storia d'amore. Gli accarezzo la guancia.
“Sì, sei cresciuto nella mia pancia, ma non ci sei arrivato con i bacini del papà e della mamma...”
“Non vi piace darvi i bacini?” Roberto è sempre più confuso. "Il papà ti da sempre un bacio, prima di andare al lavoro."
“Certo che ci piacciono i baci! E anche gli abbracci... Ma i nostri baci, i nostri abbracci, non servono a far nascere i bambini. Non... Non ci riescono, ecco.”
“Non riescono? La magia non funziona?”
“No, amore.” Sospiro. “Non funziona."
“E come mai?”
Alzo le spalle. Dio, quante volte anch'io mi sono posta questa domanda!
“Non lo so. È così, e basta. Siamo nati in questo modo. Con questo... Difetto. C'è chi deve portare gli occhiali perché non ci vede bene, chi usa la carrozzina perché non può camminare, e noi...”

“Tu e il papà non potete avere bambini.”

Sussulto. Mio figlio è molto più arguto di quanto non credessi!
“Esatto. un giorno il dottore scoprì che avevamo questo problema. Insomma, dentro di me quel semino non riusciva a diventare un bambino. Non riusciva a diventare te. La magia non poteva accadere.”
“E perché?”
“Per colpa di una malattia.”
“Una malattia?”
“Sì, Roberto.”
“E il dottore non poteva curarti?”
Sospiro.
“Purtroppo, no. Non sempre è possibile guarire dalle malattie.”
“Ho capito,” dice.
Non chiede ulteriori spiegazioni. Per anni sono stata tormentata da amici, conoscenti, vicini di casa invadenti e pettegoli che pretendevano di minimizzare il nostro problema, che non credevano alla nostra infertilità, che volevano a tutti i costi darmi consigli e salivano su piedistalli per ferirmi con i loro giudizi.
Mio figlio, un bambino, si dimostra molto più maturo e intelligente di persone che non sono riuscita a tacere neanche davanti al mio dolore...
Sono passati ormai tanti anni da quei giorni in cui soffrivo per l'assenza di mio figlio e per il giudizio del mondo, eppure il ricordo di tutto questo mi fa ancora soffrire.
“E provavi tanto male?” mi chiede, preoccupato, come se fosse colpa sua.
“No, amore mio, affatto! Non sentivo alcun male," lo rassicuro, accarezzandogli il volto.

Passa qualche istante di silenzio. Non so come continuare il racconto, ma per fortuna mio figlio ricomincia a parlare.

“E allora... Io come sono nato? Da dove arrivo?”
Sorrido. Prendo un respiro profondo.
“Tu eri un sogno. Il nostro sogno più grande. Sì, proprio tu, Roberto. La tua mamma e il tuo papà ti hanno cercato a lungo. Hanno cercato te, nessun altro che te. Tu, però, non volevi arrivare. Nella mia pancia nessun semino si è mai trasformato in fiore. Il semino del papà e il mio ovetto non stavano bene insieme. Non riuscivano a unirsi.”

"E come avete fatto a far funzionare la magia, allora?"
Roberto è sempre più confuso. Come lo capisco! Anch'io ero confusa, quel giorno che non scorderò mai, che ora sembra appartenere a mille vite fa... Quel giorno in cui la ginecologa mi disse che io e mio marito non avremmo mai potuto avere figli in modo naturale.

“Ci ha aiutati un dottore.”
“Un dottore? Sono nato dal semino di un dottore?”
Non posso fare a meno di scoppiare a ridere.
“No, amore. Il dottore ci ha aiutato a... Far funzionare la magia. Ha fatto in modo che funzionasse. Lui ha preso il semino del tuo papà, e il mio ovetto, e li ha messi in una...”

Esito. Rifletto un istante. La parola “provetta” mi sembra così poco romantica...

“In una bottiglietta. Una bottiglietta speciale,” continuo. “E ha fatto in modo che il mio ovetto e il semino del papà si unissero, si fondessero, e diventassero... Te. Non è stato facile. Il dottore ha dovuto provare tante volte, ma, alla fine, ce l'ha fatta.”
“E come ha fatto?”
Avevo sempre creduto che Roberto sarebbe rimasto sconvolto da questo mio racconto. Invece, ne pare addirittura entusiasta!
“In realtà, non lo so con esattezza, amore,” rispondo, ed è la verità.
“Il dottore... Ha fatto una magia, per aiutarvi?”
“Beh, praticamente... Sì! Sì, ha fatto una magia, diciamo così.”
“Allora io sono nato da una doppia magia!” esclama, e sembra felice. La sua risata infantile contagia anche me.

Le domande non sono ancora finite, ma io non sono più imbarazzata. Credo che questa sia la conversazione più bella che abbia mai avuto in tutta la mia vita.
“Ma come ci sono finito lì,” indica la mia pancia, “dalla bottiglietta magica?”
“Con una cannuccia!” replico, prontamente. Di certo un termine più comprensibile di “catetere”. “Sei scivolato nella mia pancia dentro ad una cannuccia.”
Roberto ride. Immagino che questa immagine lo diverta molto.
“Ma ero così piccolo? Stavo in una cannuccia?”
Ora è il mio turno di ridere.
“Eri piccolissimo. Eri un... Puntino luminoso. Mi piaceva chiamarti in questo modo”
“Puntino luminoso? Come una stella?”
“Sì, amore. Come una bellissima stella che ha illuminato il mio cielo e la mia vita,” dico, passandogli una mano tra i suoi folti capelli. Mio figlio ha dei capelli bellissimi. È sempre stato un bimbo bellissimo. Non so come abbia fatto a creare questo capolavoro... E' stata davvero una magia. Anzi, una doppia magia!

"Ma, mamma... Io dov'ero, prima?"

"Prima di cosa, amore?"

"Prima che il dottore facesse la magia. Prima che il semino e l'ovetto si unissero. Dove stanno i bambini mentre aspettano di finire nella pancia della mamma?”
Questa domanda mi prende in contropiede. Mi verrebbe da dire che, semplicemente, non esistono, e scientificamente sarebbe vero, ma... In fondo al cuore, non sono sicura che sia veramente così.
“Io non lo so, amore. Nessuno lo sa. Però mi è sempre piaciuto pensare che, prima di diventare un puntino luminoso, tu fossi un angioletto che viveva lassù, tra le nuvole...”

Gli indico il cielo. Quel Cielo a cui tante volte ho rivolto le mie preghiere e la mia rabbia.

Roberto guarda il cielo e annuisce, immerso in non so quali pensieri.

“Mi dispiace, mamma," dice, dopo un po'.

“E per cosa, amore?” chiedo, sinceramente stupita.
“Per averti fatto aspettare tanto. Perché me ne stavo lassù a giocare con gli altri angeli invece che venire da te.”
Stringo mio figlio in un abbraccio, forse il più forte di sempre. Da quando è nato credo che non ci sia stato un solo giorno in cui non l'ho stretto a me.

Ho pensato a lungo, in questi anni, a come spiegargli il fatto che sia nato con un complicato procedimento medico, anziché con una normale unione d'amore tra il suo papà e me. Non avevo mai riflettuto su quale potesse essere la sua reazione.

“Ma, tesoro, non è colpa tua! Non devi chiedere scusa di niente. E poi, alla fine, ce l'abbiamo fatta, no? Ci siamo trovati. Non stiamo bene insieme? Dobbiamo essere felici!”
Roberto sorride e annuisce.
Restiamo in silenzio ancora un po'.
“Però... Che bello, mamma.”
"Che cosa, Robbie?”
Mi guarda negli occhi. Mio figlio ha degli occhi grandi e così profondi che potrei perdermici dentro.
“Sono nato in una bottiglietta speciale grazie ad una magia. Una doppia magia. Che bello!” ripete.
Rido.
“Sì, amore. Sei un bambino speciale. E molto amato. Ricordati sempre questo.”
Roberto annuisce con decisione.
Dopo qualche istante, dice: “Sai, sono contento, mamma.”
“Di cosa?”
“Tu e il papà mi avete cercato a lungo. Avete fatto bene. Dopo un po' era noioso stare lì a giocare con gli angeli. Sto molto meglio quaggiù. Con voi.”
Sorrido, non so cos'altro dire. Ho mille emozioni che si scatenano nel mio petto.

"Mamma?"

"Dimmi, amore."

"Ma... Come ho fatto ad uscire dalla tua pancia, poi?"

Sgrano gli occhi. No, non ce la posso fare. Ho perso dieci anni di vita a spiegare mio figlio come funziona la PMA. 

Spiegargli anche il parto nello stesso giorno mi sembra un po' troppo!

"Amore, mi fa piacere che tu sia curioso, e ti spiegherò tutto. Ma, che ne dici se ne parliamo un'altra volta?" dico, implorandolo con lo sguardo. "Ora vai pure a giocare."

Roberto sorride.

"Va bene, mamma. Sai una cosa? Mi piace essere un bambino speciale. Anche tu sei un po' speciale!"

In un secondo attraversano la mia memoria i ricordi degli anni passati a cercare mio figlio, rammento il dolore fisico e dell'anima, i giudizi che mi hanno ferita, i puntini luminosi che mi hanno abbandonata, le lacrime, gli amici perduti...

Sono fiera delle battaglie che ho vinto, senza mai arrendermi, senza mai cedere, per poter arrivare a lui. Mio figlio. 

Forse Roberto ha ragione. Sono un po' speciale anch'io!

 *******

Un giorno mio figlio saprà di essere stato concepito tramite PMA. Voglio che lo sappia perché deve essere consapevole di essere stato un bambino amato fin da quando era solo un desiderio in fondo ai nostri cuori. Io so cosa vuol dire essere un figlio indesiderato, e penso che per lui sarà un onore sapere quanto la sua vita sia stata cercata.

Mi capita spesso di immaginare questa nostra futura conversazione e... Questo è ciò che ho immaginato. Suppongo che, come spesso accade, la realtà sarà totalmente diversa!

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

0
Shares