Oggi abbiamo deciso di intervistare per voi Carmen, psicologa e antropologa italiana che vive a Mosca, che collabora con "Semi di Sesamo" per proporre alle future mamme un interessante corso di preparazione al parto che utilizza la tecnica dell'HYPNOBIRTHING.

Abbiamo deciso di intervistarla per poter offrire maggiori informazioni alle future mamme incuriosite da questa tecnica.Vi ricordo che potete trovare ulteriori dettagli sul corso tenuto dalla dottoressa QUI

Il sito della dottoressa è QUESTO

La dottoressa sarà a Parma per tenere il corso nelle date del 15 e 16 aprile (sabato e domenica)

ELEONORA: Ciao Carmen! Ti va di parlarci un po' di te? Che studi hai fatto, com'è nata la tua passione per il mondo della maternità e del parto in particolare, e... Come sei finita a vivere a Mosca? Quando abbiamo parlato di te durante l'inaugurazione, molte coppie sono rimaste stupite scoprendo che una nostra collaboratrice vive così lontano!

CARMEN: Ciao Eleonora! Certo che mi va di parlarti di me!

Allora, dopo la Laura Magistrale in Psicologia dello Sviluppo e dell’Età Evolutiva e durante il mio tirocinio in un ospedale di terzo livello, ho capito che l’ambiente di parto ha una enorme influenza sull’andamento del travaglio e del parto, e che il meccanismo naturale della nascita è stato creato per essere delicato e sensibile.

Dopo questa esperienza, avevo una gran voglia di lavorare in questo campo, così affascinante e importante, tant’è che ho voluto focalizzare il mio Dottorato di Ricerca sull’Evoluzione della figura paterna.

Poi però, poichè non avevo trovato modo di inserirmi in progetti già partiti e non avevo fondi, in quanto studente squattrinata come molti, per crearne uno mio, mi sono trasferita all’estero con mio marito.

In Medio Oriente prima e a Mosca ora, ho potuto dedicarmi ad approfondire le tematiche legate alla gravidanza e al parto, ho insegnato Psicologia all’Università e fatto tirocinio come doula ed educatrice prenatale, fino ad approdare all’hypnobirthing, che mi ha convinto, perché basato sulla scienza e sul normale funzionamento del corpo e della mente al parto.

E: L'hypnobirthing è una tecnica ancora non molto conosciuta, almeno qui in Italia. Ci spieghi in parole povere in cosa consiste e quali sono i suoi vantaggi? Quali corsi particolari hai frequentato per poter insegnare questa tecnica?

C: Come ti dicevo, ho avuto modo di studiare come educatrice prenatale e doula, con un’organizzazione americana. Ho però continuato a cercare altro, e infine ho trovato la pratica dell’hypnobirthing, ossia dell’autoipnosi al parto, che mi è piaciuta perché utilizza tecniche di rilassamento, respirazione e visualizzazione molto semplici, logiche e pratiche.

Così sono andata a Londra per diventare Insegnante certificata di Hypnobirthing, presso KG Hypnobirthing, ossia l’organizzazione che ha creato questa tecnica a partire dall’ipnositerapia e che adesso forma ostetriche e altri professionisti come me alla pratica dell’hypnobirthing. Io poi l’ho riadattata per noi donne italiane, tenendo anche a mente come funziona da noi il sistema sanitario.

Le mamme e i papà, se la gravidanza è fisiologica come è per la maggioranza dei casi, non hanno bisogno di aiuto, semmai di essere accompagnati a seguire i ritmi e le modalità naturali del processo di nascita. Hypnobirthing non è solo una tecnica, ma un approccio alla nascita che fa emergere le competenze innate della donna.

Conoscendo meglio la ricerca sulla fisiologia della nascita, si scopre che evitare le interferenze è fondamentale, perché come dice Michel Odent, famoso medico ginecologo, “non si può aiutare un processo fisiologico, si può solo evitare di disturbarlo”.

Abbandonando la tentazione di affidarci ad altri, che non conoscono il nostro corpo, le nostre sensazioni e possono non sapere come aiutarci ad entrare in contatto con il nostro cervello inconscio, con hypnobirthing ci guardiamo dentro.

In parole semplice, partorire è un po' come fare sesso, chi ce lo può insegnare? Nessuno. Però sapere come funziona il nostro corpo può aiutarci a viverlo meglio e a goderne pienamente. Cosa può interferire con un meccanismo così primitivo? Tutto. Pensieri, parole, immagini mentali, luci, suoni, freddo, sensazione di vergogna, di imbarazzo, paura, per dirne solo alcune.

Con hypnobirthing potenziamo ciò che la mente già sa fare al parto: spegnere il cervello razionale e usare quello istintivo e subconscio, che noi antropologi chiamiamo mammaliano.

Con hypnobirthing non si perde il controllo, lo si acquista, si lasciano andare le paure per fare che le endorfine e l’ossitocina (quella naturale!) guidino il travaglio.

Lo so che mi sto dilungando, ma non è facile sintetizzare una cosa così meravigliosa come la fisiologia del parto!

Insomma, con hypnobirthing non si impara qualcosa di nuovo o di strano. Molte donne hanno timore che si tratti di andare in uno stato di trance e di non essere presenti al parto, e questo non è esatto. Si tratta semplicemente di scoprire come funziona la mente durante il parto e fare di questa conoscenza il punto centrale della preparazione al parto.

Le donne che partoriscono con hypnobirthing tendono ad essere più calme, più rilassate, più concentrate su ciò che succede dentro, piuttosto che su ciò che succede fuori. E i bambini nati con hypnobirthing sono descritti dalle mamme come più tranquilli, più calmi e più facili da gestire. Spero di aver incuriosito le tue lettrici, Eleonora!

E: Cosa intendi con “parto positivo”?

C: Un parto positivo è un parto da ricordare, memorabile. Un parto positivo non è necessariamente un parto vaginale, non è sempre un parto veloce o indolore. Il parto non deve essere perfetto, per essere positivo. Però la donna deve sentirsi al centro del team che la segue in gravidanza e parto, deve poter avere consapevolezza di come funziona il suo corpo, deve poter decidere del suo corpo, chiedendo e ricevendo informazioni accurate, non essere l’ultima ruota del carro.

Con hypnobirthing ci si prepara ad un parto consapevole e dolce, concentrandosi sulle esigenze e specifiche caratteristiche della coppia, non su una certa tipologia di parto.

E: I dati ufficiali ci dicono che i parti in Italia sono molto medicalizzati (ad esempio, un articolo di gennaio 2016 parla di un tasso di parti effettuati tramite taglio cesareo del 35,5% a fronte di un 15% indicato dall'OMS.). Secondo te, perché accade questo? In certi casi non si potrebbe forse evitare di ricorrere ad un'operazione chirurgica come il taglio cesareo? Pensi che le donne abbiano bisogno di essere aiutate ad avere più fiducia in se stesse e nella Natura?

C: La medicalizzazione del parto non sta tanto nei cesarei, per i quali peraltro deteniamo il primato Europeo. La medicalizzazione della nascita inizia molto prima di arrivare in sala parto, molto prima del cesareo. Vogliamo parlare della regola delle 40 settimane, che non ha alcun fondamento scientifico? Dell’idea che si instaura in una donna quando pensa al suo corpo come una merce deperibile, cui viene assegnata una “data di scadenza”? Quale fiducia può avere nel meccanismo della nascita? Come può assecondare le onde di ossitocina, e il progresso del travaglio, se non è libera di ascoltare il proprio corpo?

Nella concezione meccanicistica del corpo femminile e della nascita, oggi prevalente, si dà più importanza alle routine e ai protocolli che alla personalizzazione e continuità di cura, ai monitor piuttosto che a guardare negli occhi la mamma o suggerirle una doccia calda per rilassarsi. I limiti temporali e i protocolli derivano dalla necessità di controllo e potere, dalla necessità di organizzare i servizi, ma non necessariamente vanno a beneficio delle mamme e dei bambini. Alcune pratiche ospedaliere sono in opposizione alle evidenze scientifiche e alla normalità del parto, e alla pazienza, al rispetto dei ritmi lenti della nascita e all’osservazione (la famosa ostetrica che fa la calza in un angolo ne è un’immagine simbolica) si sostituiscono gli ultimatum (o lo fai in un’ora o si va in sala operatoria!), la sbrigatività e gli interventi inutili.

Per routine come induzione senza indicazione medica, limitazione del movimento della donna, obbligo di stare in posizione litotomica, divieto di bere o mangiare, monitoraggio elettronico costante del battito cardiaco, dare informazioni falsate o non complete per ottenere il consenso ad interventi medici, c’è un nome: violenza ostetrica. Questi sono i primi “interventi” inutili e dannosi, che interferiscono e dunque mettono a rischio serio il travaglio, il resto sempre più spesso è un effetto cascata di questi primi e apparentemente innocui interventi. Dunque abbiamo sempre più bisogno di interventi, per controllare gli effetti negativi dei precedenti interventi medici. Pensiamo che il parto sia intrinsecamente rischioso, quando, nella maggior parte delle gravidanze fisiologiche, questo è l’effetto di un sistema di accompagnamento al parto non adeguato.

C’è da invertire questa inerzia del sistema, e avrei tante altre cose da dire, ma mi fermo qui.

Una cosa è certa, il sistema così com’è causa problemi: mortalità e morbilità perinatali sono infatti leggermente aumentati.

Le donne hanno fiducia in loro stesse, i professionisti della nascita hanno la responsabilità di offrire loro solo gli strumenti per pretendere un rapporto diverso con se stesse, con la propria gravidanza e il proprio parto.

Ho recentemente filmato un video discorso su queste tematiche per l’Università di Salerno, lo potete trovare qui

E: Il tuo corso di hypnobirthing viene effettuato in coppia, quindi non si rivolge soltanto alle future mamme, ma anche ai papà. Dai molta importanza al ruolo del padre durante il travaglio e il parto? Come si dovrebbe comportare un marito/compagno in questi delicati momenti?

C: Per spiegare cosa succede in un parto rispettato e dolce, dico che è come se la mamma andasse nello spazio, in una dimensione diversa, dove le normali logiche perdono di senso, e dove lei è “tutta corpo”.

Questo viaggio è impossibile da portare a termine senza una navicella spaziale: ecco, il papà è la navicella spaziale. Lei guida, lei sa il percorso, lei segue il suo istinto e sa anche come atterrare sul pianeta dove c’è il suo bambino, ma senza un navicella potente, che la protegge, che la sostiene, che la segue nel percorso che lei traccia, è più difficile per lei fare tutto questo da sola. I papà, come chiunque altro accompagni una donna durante il parto, hanno un ruolo fondamentale, ossia proteggere lo stato di calma e relax che la mamma raggiunge con hypnobirthing.

Il papà, come farà in seguito, nel corso della vita da genitore, protegge il nucleo familiare da interferenze e pericoli, così al parto dovrebbe essere il papà a gestire i rapporti con lo staff medico/ostetrico. Infatti, la prima di molte interferenze nel processo di parto è il continuo parlare, chiedere, suggerire e dare indicazioni alla donna che partorisce: questo un richiamo alla mente razionale che rischia di rallentare o alterare il processo del parto, rendendolo difficile e più doloroso.

Per poter assumere il suo ruolo, il papà deve scoprire come funzionano mente e corpo in gravidanza e parto, dare fiducia a quel processo, e alle sensazioni e preferenze di parto della compagna. Ha bisogno di sapere cosa deve fare, e durante il corso ha modo di sperimentare come sostenere in maniera pratica, fisica ed emotiva, la sua compagna. Questo è il motivo per cui i papà sono benvenuti nel mio corso, anzi sono proprio richiesti!

Ovviamente, come non c’è un modo di partorire ma milioni, tante quante sono le donne e i bambini, così non c’è un manuale del “bravo papà al parto”. La coppia inizia un processo di crescita personale, di avvicinamento e di scoperta di un nuovo modo di stare insieme, praticando in due le tecniche dell’hypnobirthing durante il corso e a casa. Il resto è lasciato alla loro sensibilità e personalità.

E: Ci puoi raccontare qualche esperienza di parto positivo di coppie che hai assistito personalmente durante la gravidanza?

C: Mi è difficile parlare delle esperienze di parto, nel senso che solo i diretti interessati possono farlo, e poi, come dicevo prima, ogni parto è a sé, e le tecniche di hypnobirthing funzionano diversamente su ogni donna, proprio perché ognuna è diversa. Vorrei raccontarti però di un parto positivo, non perfetto ma positivo.

Ho appena ricevuto un messaggio da una donna che ha appena partorito, in due ore di travaglio attivo, il suo bambino di 3.8 kg. La fase prodromica è stata lunga e passata per la maggior parte in ospedale. Le tecniche di hypnobirthing l’hanno aiutata a rilassarsi, calmarsi e trovare il suo modo di gestire le onde dell’utero in quell’ambiente non familiare e che lei sentiva ostile. Mi ha detto di aver, ad un certo punto, chiesto l’epidurale, solo per scoprire, con sorpresa delle ostetriche, che il bambino stava già facendo l’ingresso in questo mondo!

L’hypnobirthing l’ha aiutata a fare tutto da sola, sai lei purtroppo si è trovata sola, senza che il marito potesse essere presente. L’altra grande difficoltà è stata che al momento della nascita, quando già la testa del suo bambino era nata, il ginecologo di turno ha pensato bene di non aspettare che il resto del corpo facesse il suo ingresso in questo mondo naturalmente, ma ha “tirato fuori” il bambino in maniera violenta, per poi tagliare il cordone ombelicale immediatamente, con la scusa (assolutamente senza fondamento scientifico) che il bambino non aveva pianto e dunque per la sua sicurezza era bene tagliare il cordone.

Ecco, questo è un parto non perfetto, le cose sono andate diversamente da quanto lei si aspettava e a cui si era preparata, eppure, anche se era arrabbiata per l’incompetenza del medico (non c’era alcune segno di rischio e strappare via il bambino non ha fatto altro che causarle inutili punti di sutura e una sensazione spiacevole di essere stata violata), alla fine si è sentita forte e positiva, perché ha fatto tutto da sola, ha rifiutato un’induzione non medicalmente necessaria, ha travagliato con la sola forza della sua mente da mammifero e utilizzato le tecniche imparate per rimanere calma per (quasi) tutto il parto.

Avrei potuto raccontarti un altro parto, dirti che con hypnobirthing il parto è bellissimo, dolce, e sicuro. E ce ne sono tante di storie così, ma voglio anche raggiungere quelle mamme che si chiedono “e se qualcosa va male?”. Se qualcosa devia da quello a cui ci siamo preparate, non significa che non possiamo avere comunque un parto bello e positivo.

In generale, l’hypnobirthing fa sempre la differenza, sostenendo la mamma nel mantenere la calma e la fiducia nelle sue capacità e in quelle del suo bambino. E questo è importante, in qualunque nascita. Hypnobirthing non è solo per chi vuole partorire senza alcun intervento medico, è per chi vuole riappropriarsi della nascita, per chi vuole preparare una nascita in cui essere alla guida, insieme al proprio partner e al proprio bambino: la strada può essere lunga o breve, buia o luminosa, accidentata o meno, e nel percorso può essere utile in qualche momento avere a disposizione l’aiuto di professionisti, ma alla guida ci sono la mamma e il papà. Hypnobirthing aiuta a rimanere alla guida, sempre.

Come dico sempre, tutto quello che ti serve... Sei tu!

 

Grazie, Eleonora, per questa opportunità di parlare di autoipnosi al parto, per qualsiasi ulteriore domanda, sono a disposizione via email oppure sul mio sito La Vita Fertile

 

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