No, non esistono due "schieramenti".
No, non esistiamo NOI (genitori) e VOI (senza figli).
Esistiamo solo NOI (esseri umani).

No, non c'è una guerra in atto. O, se c'è, io proprio non la comprendo.
 
Ultimamente noto un'intolleranza sempre maggiore nei confronti dei genitori.
Delle mamme, in particolar modo.
 
Già, perché, nonostante si dica che la parità dei sessi è stata raggiunta, siamo sempre noi donne ad occuparci per la maggior parte del tempo dei figli, a sacrificarci per loro, a impostare la loro educazione.
Ed è per questo che siamo un facile bersaglio per le critiche.
 
Sono circondata da donne over 30 che non hanno figli per scelta, e sono sicura che ogni giorno debbano subire decine e decine di opinioni non richieste e morbose domande da chiunque.
Colleghi, vicini di casa, amici, conoscenti, parenti... Ad una ragazza che ha superato i 25 anni tutti si sentono in diritto di porre quell'odiosa domanda "E tu? Figli, niente? Ma non vuoi un bambino?"
Lo so bene, perché anche io sono stata bersaglio quotidiano della curiosità e invadenza della gente durante gli anni di ricerca della cicogna.
E so quanto possano essere insopportabili certe domande!
(Nel mio caso erano  inopportune e anche dolorose, dato che sì, volevo figli, ma non riuscivo ad averne!)
 
Ho sempre rispettato il non desiderio di maternità di molte donne, e non ho mai considerato l'avere o il non avere procreato come metro di giudizio per decidere il valore di una persona.
Un uomo o una donna ha il suo carattere, i suoi difetti e le sue virtù, a prescindere dai suoi figli. I figli non sono un valore aggiunto, non sono una nostra appendice.
È vero che i figli ci cambiano, tantissimo (mutano il nostro carattere, ci rendono più forti, cambiano le nostre priorità...), ma la nostra essenza resta la stessa.
 
Non so se questo accada per semplice antipatia, pregiudizi o per "vendicarsi" delle stupide domande che devono subire ogni giorno, però mi sembra che ultimamente i childfree (termine oggi di moda per indicare chi non ha figli per scelta) amino attaccare e denigrare le mamme.  
È come se, tristemente, si fossero creati due schieramenti. Donne con figli, donne senza figli.
 
I genitori, e pure i figli, non sono più considerati alla stregua di esseri umani, individui unici, ognuno con le proprie caratteristiche, difetti e virtù...
No, ormai veniamo gettati tutti nello stesso calderone: noi genitori siamo maleducati, rompipalle e ignoranti (in molti pensano che procreare abbassi automaticamente il Q.I.), e i nostri figli stupidi mocciosi che danno solo fastidio e che diventeranno uomini e donne ignoranti come noi.
Frequentando la rete, sembra che il pensiero attuale sia questo.
(Non parlo dell'iniziativa di creare locali "children-free". I locali che aderiranno, se aderiranno, saranno solo una piccola parte, e basterà evitarli.)
 
Sento persone lamentarsi perché nelle pubblicità compaiono TROPPI PANCIONI... Pare che il ventre di una donna incinta dia fastidio alla vista di certi individui.
 
Altri definiscono i genitori “criminali”, perché sul pianeta siamo in troppi e continuiamo a procreare, mettendo in pericolo la Terra...
 
I bambini vengono definiti "mostri", "nani urlanti", "mocciosi schifosi", "ANIMALI CHE NON SI MANGIANO" (lo scrivo in maiuscolo perché questa espressione mi ha particolarmente infastidito).
Queste sono sono le ultime definizioni, le più carine, che ho sentito.
 
C'è chi invoca la legge sul figlio unico anche qui in Italia.
 
Chi dice che la maggior parte delle coppie mettono al mondo bambini solo perché hanno delle vite misere e vuote!
 
E, ciliegina sulla torta, non sono in pochi a pensare che noi genitori non dovremmo frequentare né ristoranti, né negozi, né altri locali pubblici, con bambini piccoli al seguito!
Eh già, abbiamo deciso di diventare genitori, bene!, dobbiamo sopportarne anche i sacrifici.
Abbiamo voluto la bicicletta, e ora dobbiamo pedalare!
 
Ora, io sono una persona molto diplomatica e tollerante, e rispetto chi non ama i bambini.
L'importante è che anche loro rispettino noi genitori e le nostre creature.
Il rispetto non lo vedo quando leggo che noi genitori dovremmo essere relegati in casa dopo la nascita di un figlio, che non possiamo andare per negozi con bimbi piccoli al seguito... Come se fosse facile lasciarli a qualcuno ogni volta che dobbiamo fare la spesa, fare compere o vogliamo solo fare un giro!
 
Ma cosa siamo, dei reietti? Dei mostri?
 
Prendiamo la mia esperienza.
Sono una donna e mamma normalissima, come mille altre. Avevo la mia idea di maternità, che è stata totalmente stravolta quando sono effettivamente diventata madre!
Prima di avere figli, anche io guardavo con aria di sufficienza i genitori che portavano i bimbi al ristorante e li lasciavano vagare per il locale, o urlare, giocare...
A volte non li sopportavo e, soprattutto, li giudicavo senza pietà.
 
Ero convinta che, se fossi stata nei loro panni, avrei gestito meglio i miei bambini. E, in fondo, pensavo che forse quei genitori avrebbero potuto fare a meno di uscire a cena!
 
Io e Marito non siamo usciti per diversi mesi dopo la nascita di Roberto, poi abbiamo ricominciato; ci potevamo permettere di uscire spesso perché il bimbo si addormentava in macchina e addirittura non si svegliava fino al mattino dopo!
Negli ultimi mesi, giustamente, Roberto è sempre più attivo e non sempre disposto a seguirci al ristorante.
Abbiamo diminuito drasticamente le uscite, ma ogni tanto anche noi abbiamo bisogno di una sera "da grandi". E ce la concediamo.
E no, non abbiamo nessuno che ce lo possa tenere alla sera, e no, per nostri motivi babysitter occasionali non ne vogliamo.
Sì, a volte Roberto fa casino. Urla, lancia i giochi, e mi tocca dargli il tablet o il cellulare per guardare i cartoni, cosa che ho sempre detestato quando erano gli altri genitori a farlo!
È capitato pure che corresse per i tavoli in serate particolarmente agitate.
Mi sono sentita gli occhi di tutti puntati addosso. Alcuni semplicemente divertiti, altri colmi di giudizio.
 
E non si parla solo di ristoranti, quindi di uscite evitabili, eh!
Mi capita ogni giorno di dover girare per uffici, supermercati o altri negozi, insieme a Roberto. Fare shopping gli piace, lo eccita la vista degli scaffali pieni di merce, delle luci... E per questo spesso, essendo un bimbo molto vivace, inizia a correre tra le corsie, e quando cerco di fermarlo o lo prendo in braccio, urla, si dimena, si stende a terra.
Vi potrei raccontare certe scene di me e Roberto al supermercato... "L'esorcista" non è niente, al confronto!

Ma cosa posso fare? Se devo fare la spesa e non posso lasciare il mio bimbo a nessuno, che si fa? Non mangiamo?
Se mio figlio sta dormendo e ne approfitto per andare con lui in un negozio a comprarmi delle scarpe che mi servono... E sul più bello lui si sveglia... E comincia a fare i capricci... Che colpa ne ho? Che colpa ne ha lui?
Io cerco di fare di tutto per calmarlo, distrarlo, per terminare le commissioni in poco tempo e senza rompere le scatole agli altri clienti, ma vi assicuro che non è facile trattenere un duenne pieno di energie!
 
Sicuramente le persone che definiscono i bambini "animali che non si mangiano" o che non sopportano la vista dei pancioni negli spot tv direbbero che sono una pessima madre e una pessima persona.
Ma come, porto mio figlio al ristorante? Disturbo la serata delle coppie childfree che vengono sconvolte dalla vista del mio "moccioso"?
Oso comprarmi delle scarpe?!
Perché non resto in casa come una buona madre di famiglia dovrebbe fare?
E perché quando mio figlio fa “il monello” gli parlo dolcemente e cerco di spiegargli come si deve comportare, anziché tirargli due schiaffi “come si faceva una volta”?
 
Beh, cari miei childfree...
Voi siete liberissimi di non avere figli, ho difeso a spada tratta le amiche che hanno fatto questa scelta e lo farò sempre.
Siete liberissimi di detestare i bambini, ma c'è un limite a tutto.
C'è un limite alle parole che si possono usare.
I bambini sono mocciosi schifosi?
Beh, lo siete stati anche voi.
Questi mocciosi sono il nostro e il vostro futuro... Ricordatevelo.
 
Noi genitori dovremmo stare a casa?
Io lavoro ogni giorno, a casa e fuori, non pretendo di andare al ristorante ogni sabato, ma una volta al mese me lo potrò pure permettere. E se devo portarmi dietro mio figlio, lo faccio.
Se lui urla, io cercherò in tutti i modi di calmarlo per non rovinare la vostra e nostra serata.
Ma è un bambino, santo Cielo. Non ho i poteri magici, e vi assicuro che, mentre voi mi guardate male, io sto sudando freddo e tremando perché mi sento in imbarazzo.
 
Abbiate un po' di comprensione... Di empatia.

Lo so, lo vedo,esistono genitori estremamente cafoni e bambini, di conseguenza, maleducati.
Genitori che non si curano dei figli e li lasciano correre per i tavoli senza riprenderli. Bambini che effettivamente disturbano gli altri tavoli ai ristoranti, o che nei negozi toccano tutti i prodotti e li lanciano pure a terra, nell'indifferenza delle proprie famiglie.
Anche a chi figli ne ha danno fastidio questi genitori, eh!

Ma il fatto che esistano persone che non sanno educare i propri figli non significa che tutte le mamme e tutti i papà siano cafoni maleducati.
Non c'entra l'aver o non l'aver procreato, c'entra la singola persona.
Vi assicuro che noi genitori "normali" siamo tanti. E abbiamo diritto di uscire, proprio come voi.
(E no, non ho intenzione di picchiare mio figlio davanti a voi solo per farvi contenti e assecondare la vostra idea di “educazione”...)
 
Procreare non ci avrà rese sicuramente persone migliori, ma anche decidere di non farlo non vi fa diventare automaticamente più intelligenti.
 
Avere o non avere figli non è una caratteristica che determina il valore e l'intelligenza di una persona. Perciò smettiamola di fare di tutta l'erba un fascio e cerchiamo di tollerarci a vicenda.
 
Abbattiamo il muro che ci divide, fatto di pregiudizi e scarsa empatia, e smettiamo questa guerra inutile.
 
E non vi chiedo di amare i bambini, né voglio obbligarvi ad averne!, ma provate a guardare oltre ai pannolini sporchi, alle grida stridule, al moccolo e ai capricci...
E scoprirete delle creature meravigliose che ci possono insegnare tanto.
 
Non è necessario diventare madre o padre per saper cogliere la bellezza dell'animo di un bambino.

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