Quasi ogni giorno mi capita di scontrarmi con persone - sia uomini che donne - che non credono all'utilità di giornate come questa.
Vengo derisa quando dico che noi donne siamo molto spesso, quasi quotidianamente oserei dire, vittime di violenza. A casa, sul lavoro, per strada.
 
Violenza che non si traduce soltanto in stupri o molestie (di cui troppe volte noi stesse veniamo considerate come "causa"...), ma anche in situazioni molto più sottili, meschine, a volte difficili persino per noi stesse da comprendere, da cui è arduo difendersi.
Eppure, i dati ISTAT parlano chiaro, e dicono anche chiaramente che noi donne, di queste violenze, non amiamo parlare, perché troppo spesso ci vediamo puntare il dito contro (com'eri vestita? L'hai provocato?). Passiamo da vittime a carnefici.

E allora no, grazie. Preferiamo dimenticare. Preferiamo schierarci dalla parte degli uomini, denigrare e chiamare "puttane" le nostre stesse sorelle, adeguarci, adattarci, rassegnarci al ruolo di "angelo del focolare" sperando così di salvarci.
Niente di più sbagliato.
Io stessa sono stata molte volte vittima di violenza.
Dal ragazzo di buona famiglia che, quando avevo quindici anni, ha tentato di violentarmi.
Dall'alpino che, quando avevo diciotto anni, si è sentito in diritto di chiudermi dentro al bagno pubblico di un pub e baciarmi.
Dal collega che mi ha messo le mani addosso.
Dai colleghi che non considerano le mie proposte perché provengono da una donna.
Dai capi che mi hanno allontanata dall'ufficio non appena ho fatto un figlio.
In ognuna di queste occasioni mi sono sentita sporca. In difetto.
Forse avevo sbagliato qualcosa. Forse mi ero meritata di essere trattata così.
Non mi sono ribellata.
E ho sbagliato.
 
Molte persone dicono che sono fortunata ad avere un figlio maschio; i maschi sono meno "complicati" e "difficili da gestire" rispetto alle femmine.
Secondo queste persone, ad una bambina un genitore deve insegnare a difendersi. A non provocare gli uomini. A non vestirsi in maniera ambigua. A non dare confidenza ai ragazzi in discoteca, a non accettare passaggi dagli sconociuti. A non dare via il proprio corpo al primo venuto.
Ai figli maschi, invece... Beh, I maschi sono più semplici... I maschi comandano il mondo, no? Cosa resta da insegnare loro?
Sono fortunati per il semplice fatto di essere nati con il pisello!
Possono avere quanti rapporti desiderano, anzi, devono avere tante donne, per mostrare la propria virilità. Nessuno li giudicherà male per questo!
 
Io la penso diversamente.
Penso che, se avessi una figlia femmina, le insegnerei ad essere libera.
Non dovrebbe avere paura di indossare una minigonna. E il suo valore non sarebbe definito dal numero di rapporti sessuali che ha deciso di avere nella vita.
Le insegnerei a non dare retta a chi provasse a convincerla del contrario.
Ed è lo stesso che sto cercando di insegnare a mio figlio. Sì, già adesso, che è così piccolo.
Gli sto insegnando, e continuerò a farlo, ad essere libero.
Nessuno dovrà mai permettersi di rinchiuderlo in stereotipi o assurde gabbie mentali costruite dalla società. Già qualcuno ci sta provando!
 
Il rispetto per gli altri passa attraverso il rispetto per se stessi.
 
La libertà è un concetto di cui tutti amiamo parlare... Ma che in pochi comprendono davvero. La nostra libertà, e quella dei nostri figli, viene troppo spesso condizionata dal timore dell'opinione altrui, dai vincoli imposti dalla società...
Mio figlio è sempre stato lasciato libero di giocare con ciò che preferisce.
Dai camion alle bambole, passando per le costruzioni andando fino al kit per le pulizie. E poi la cucina, le macchine, i peluche...
Ama spolverare, mi aiuta a lavare i piatti, poi giochiamo a fare i "mostri" e alla lotta.
 
Avete idea di quante volte altre mamme hanno sgranato gli occhi vedendo mio figlio giocare con una bambola?
Avete idea di quanti maschietti vedo, nei negozi, interessati alla cucina-giocattolo, o ad una bambola...
E ogni volta la mamma di turno trascina via il proprio bimbo, esclamando, inorridita: "Questo è un gioco da femmine!" (Poi magari quelle stesse mamme si lamentano perché il marito non le aiuta a cucinare...).
 
Se noi donne continuiamo a credere che occuparsi di un bambino, pulire, stirare o fare da mangiare siano attività da "femmine" (anche solo quando si parla di giocare!), come possiamo sperare che il mondo maschile ci veda diversamente da "mamme e serve"?
Impariamo a rispettare noi stesse!
 
Perché un bambino maschio non può giocare a fare il papà? Perché non può fare il bagnetto ad un bambolotto? Perché non può mettere le verdure di plastica in una padellina nella sua finta cucina?
Avete forse paura che gli cada il pisellino, se gioca in questo modo?
(Vi assicuro che il pisellino di Roberto è al suo posto!).
 
Mio figlio crescerà sapendo che può essere ciò che vuole.
Ora può essere un mostro, tra mezz'ora un papà. Stasera sarà uno chef, e prima di andare a letto metterà a dormire i suoi peluche.
Continuerò a crescerlo in questo modo, e quando sarà grande sarà per lui una cosa normalissima cambiare i pannolini a suo figlio, se ne avrà, o cantargli la ninna nanna.
Se avrà una compagna o una moglie, non troverà motivo per non collaborare nelle faccende domestiche (speriamo che continui ad amare il mocio come ora!).
Non posso essere sicura che le cose andranno proprio così, ma lo spero.

Non è facile crescere un maschio, quando tutto il mondo sgrana gli occhi se lo vede giocare con qualcosa che non siano soldati o macchinine, o se osi comprargli un gioco che abbia anche soltanto un piccolo dettaglio di colore rosa!
Immagino che mio figlio sia destinato a subire prese in giro, quando sarà in età da scuola elementare, per via della sua sensibilità.
Penso che possiamo tutti immaginare cosa accadrà quando un compagno di scuola, magari il bulletto di turno, lo vedrà giocare con una bambola.
Questo, però, non mi sembra un motivo sufficiente per impedirgli di essere se stesso.
Anzi, sarà un ottimo modo per imparare a fare una bella selezione delle amicizie fin da subito.
(In fondo, anche la mamma è molto selettiva. Perché sprecare tempo a parlare con tutti, quando puoi parlare solo con le persone veramente interessanti?)
 
Non pretendo di cambiare il mondo, so che la società continuerà a ritenere il rosa un colore da femminucce e l'azzurro da maschietti, non importa se fino agli anni Cinquanta questa distinzione non esistesse... 
Ovviamente il problema non risiede in questi due colori, ma in tutto ciò che essi implicano.
 
Per me il rosa e l'azzurro rappresentano due mondi, diversi ma non certamente lontani anni luce, due mondi che hanno molte cose in comune e tanto da donare l'uno all'altro... Due mondi che dovrebbero amarsi e rispettarsi un po' di più, due mondi i cui colori non sono poi così netti, le cui tinte si possono confondere, sfumare l'una nell'altra, invertire, ma che non dovrebbero mai e poi mai tingersi del rosso della rabbia e della violenza. Mai.
 
Rispettiamoci a vicenda; i nostri corpi sono diversi, ma le nostre menti e i nostri cuori sono molto più uguali di quanto non crediamo.

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